Daniela Valgimigli ai Mondiali 100 km di Ames | Lurbel
«A volte è il cuore a fare la differenza»: Daniela Valgimigli verso i Mondiali di Ames dei 100 km
Domenica 20 settembre, ad Ames (Spagna), Daniela Valgimigli, per noi semplicemente “il Capitano” o “la Dani”, indosserà la maglia azzurra ai Campionati Mondiali della 100 km su strada. Per la Dani, recente campionessa italiana della specialità (titolo vinto sul traguardo della 100 km del Passatore), è il coronamento di due anni di lavoro, sacrifici e chilometri su chilometri d'asfalto. Prima di partire per Ames le abbiamo posto qualche domanda. Lei ha risposto con la semplicità di chi non sta troppo alle formalità, e con quella forza di volontà che si sente in ogni riga. Questa è la sua intervista.
1. Qual è la cosa più difficile dei 100 km: le gambe, la testa o la gestione della gara?
Per me gambe e testa hanno pari importanza, diciamo cinquanta e cinquanta: corrono in parallelo e, quando va bene, si aiutano a vicenda. La gestione della gara è un'altra cosa: è quella domanda che ti fai tutto il tempo prima di partire, tra calcoli e dubbi – ho fatto abbastanza? come reggo il caldo? ho gestito bene il carico? – e che ti porti dentro fino al via. Ma alla fine, a fare la differenza davvero, è quasi sempre il cuore.
2. C'è un momento durante una 100 km in cui pensi "perché lo sto facendo"?
Sì, e arriva quasi puntuale: a metà gara il più delle volte soccombe questa domanda. È un momento delicato: se la testa non la tiene a bada, quella domanda può farti fare brutti scherzi — farti rallentare, farti dubitare, farti mollare proprio quando manca ancora la parte più lunga.
3. Come hai ricevuto la convocazione?
La convocazione ufficiale è arrivata via mail, e comunque via mail fa sempre un certo effetto: la leggi, la rileggi e ci metti un attimo a crederci. Ma non è stata una sorpresa totale: dopo il Passatore, i presupposti erano buoni e la convocazione futura era già nell'aria. Però finché non vedi il tuo nome scritto sulla lista ufficiale, non ci credi fino in fondo.
4. Cambia qualcosa nella testa quando non corri più soltanto per te stessa ma rappresenti l'Italia?
Sì, sicuramente: è una responsabilità ulteriore, che si aggiunge a tutte le altre. Ci sono aspettative, gli occhi puntati su di te, e non corri più solo per la tua soddisfazione personale. Poi però devi entrare nel mood giusto: lo fai perché ti piace, e a tutti i costi vuoi finire quella gara per rappresentare al meglio la maglia. Io la maglia azzurra la voglio onorare fino all'ultimo chilometro.
5. Qual è l'obiettivo personale per il Mondiale?
Non sono abituata a esporre l'obiettivo personale prima di una gara: credo che le parole migliori le dicano le gambe, al traguardo. Quello che posso dire è: dare il meglio. Che in una gara di 100 km non è affatto poco.
6. Qual è la tua più grande paura per quei 100 km?
La paura più grande è non finirla. Che i dolori vincano sulla mente, che la fatica mentale e lo sconforto ti superino: in 100 km quei momenti arrivano, quasi sicuramente — il punto è come li affronti quando arrivano. Lì la forza della resilienza è fondamentale: si va avanti, anche un metro alla volta se serve.
7. E qual è invece il sogno?
Il sogno più grande è portare a casa un bel risultato per la squadra italiana e far vedere a tutti che i nostri sacrifici sono stati ripagati. Perché quando corri per l'Italia non corri più solo per te: ogni chilometro lo corri anche per chi ha creduto in noi.
8. Quanto sacrificio c'è dietro una gara di 100 km che il pubblico non vede?
Tanto, e la parte più grande non si vede mai. Dietro la preparazione di una 100 km ci sono ore e ore di allenamento, uno stile di vita intero, spazi rubati alla famiglia, la forza di andare ad allenarsi dopo il lavoro, la sera, perché fondamentalmente noi siamo amatori. Nessuno ci obbliga: è tutta scelta e forza di volontà, e quella forza va trovata un po' ogni giorno, non solo il giorno della gara.
9. Come gestisci i giorni in cui non hai voglia di allenarvi?
Senza troppa filosofia: si manda giù un boccone amaro, ci si cambia e si esce per strada stringendo i denti. I primi chilometri sono i più brutti, ma di solito dopo un po' la giornata si sistema da sola. Il segreto è non darsi il tempo di pensarci troppo: più pensi, meno esci.
10. Quanto è importante l'abbigliamento nella gestione di una gara così lunga? Quali sono i problemi più ricorrenti se non si usano i prodotti giusti?
In gare così lunghe è fondamentale. Pensa alle escursioni termiche: parti a una temperatura e in gara te ne trovi un'altra, e se l'abbigliamento è sbagliato ti ritrovi troppo bagnata, prendi freddo e mandi all'aria tutta la gara. Poi ci sono le irritazioni cutanee: quelle, una volta che partono, te le porti fino all'arrivo senza soluzione. E in 100 km ogni piccolo problema si moltiplica per cento chilometri.
11. Qual è il capo/accessorio che non può mancare?
Per quanto mi riguarda, lo Spirit short: un pantalone per me congeniale, che oltre alle tasche evita gli sfregamenti e assicura comfort per tante ore. E in una gara così lunga il comfort non è un lusso: è una strategia.
12. Hai un prodotto Lurbel che considerate quasi "portafortuna"?
La band. È l'accessorio che mi caratterizza, il mio segno di riconoscimento sopra la chioma bionda: quando la indosso, sono riconoscibile. E in gara serve anche a questo — a farti riconoscere, oltre che a tenere a posto i capelli, che non è mai poco.
13. Manca poco a domenica. Se ti chiedessi oggi di immaginare il momento in cui taglierai il traguardo, cosa vedi?
Lacrime, gioia, una grande soddisfazione personale. Ma vedo soprattutto questo: tutte le energie e gli stimoli che ho portato alle persone in questo viaggio di due anni. Tagliare il traguardo e pensare a chi mi ha seguito, a chi ho trasmesso qualcosa, in questi due anni: quello è il momento che immagino. E non vedo l'ora che arrivino quelle lacrime.
Non ci rimane che farti il più grande augurio per questi 100 km più importanti della tua vita. Noi saremo con te e comunque vada sarà un successo!
Forza DANI!